Firenze tra nostalgia dei tempi andati e risposte per il futuro prossimo  

di Redazione

Abbiamo intervistato Mario Curia, imprenditore che opera da molti anni nel campo della editoria e dei servizi museali per raccogliere una sua riflessione sul futuro culturale e turistico della nostra città
 
Come le altre cosiddette “ città d’arte “ i cui centri storici vivono in gran parte di turismo, Firenze ha subito in modo più accentuato gli effetti della crisi pandemica.
E’ vero ma vorrei fare una premessa. La crisi , seppur in modo strisciante e non del tutto evidente, era iniziata da almeno dieci anni. Agli alti numeri prodotti dal turismo “ mordi e fuggi “ non è corrisposto un vantaggio economico in particolare per quei soggetti che in ambito turistico culturale hanno puntato più sulla qualità che sulla quantità.

Quindi la crisi ha messo a nudo e sicuramente accentuato questa difficoltà.
Sicuramente ma ci sono anche altri fattori da mettere in evidenza. L’offerta culturale complessiva della città è andata via via peggiorando perché la cultura si è sottomessa in modo ancillare al turismo e come dicevo prima si è data minore importanza alla qualità delle mostre puntando su quelle di cassetta, si sono ridotti gli investimenti sia pubblici che privati e si è guardato soprattutto al “prezzo “ in un ottica di guadagno a breve termine.

Esiste una “ ricetta “ possibile per uscire da questa situazione.
E’ la ricetta valida per tutti i settori non solo per la cultura. Il problema principale del paese è la mancanza di una classe dirigente selezionata per merito e non per amicizia.
La prima necessità è un ricambio che immetta forze giovani, fresche, capaci e motivate e superi un mondo autoreferenziale in cui a parlare e a decidere sono sempre i soliti noti.

Nelle ultime settimane si è aperto un dibattito su questi temi e alcuni autorevoli esponenti del mondo culturale hanno proposto alcune soluzioni come possibili volani della ripresa. In sintesi le grandi mostre, l’arte contemporanea il rilancio dei musei “ minori “ nel quadro di una diversificazione della offerta culturale.
Ho visto in questi interventi che, certo, possono contribuire a migliorare la situazione più una nostalgia dei tempi passati che una possibilità di incidere su un problema di fondo che è di natura strutturale.Noi viviamo una città che è immodificabile per scelte urbanistiche e per una storica carenza in termine di servizi e di mobilità urbana. Va bene l’idea consumo di suolo zero ma non valori zero come accade a tutte le città dinamiche.
Su questi aspetti le scelte politiche sono fondamentali perché negli anni i cambiamenti non sono stati governati e gestiti tenendo conto, in primis, alle esigenze di chi vive, soprattutto nel centro storico, e della necessità di far convivere l’esigenza di crescita economica con quella di avere una città ordinata, tranquilla e pulita. Mi riferisco in particolare al fenomeno della movida e alla progressiva trasformazione degli appartamenti in Airbnb.
Oggi Firenze offre l’immagine di una città afflitta da un turismo sguaiato e fuori controllo frutto, appunto, di carenza di scelte di governo. Questi mesi forse ci danno l’occasione per un ripensamento e per intervenire in modo radicale su questi fenomeni. Per fare un esempio una cosa è chi gestisce una casa e ha con il turista un rapporto quasi amicale, come nello spirito originario della sharing economy, un’altra cosa è gestire centinaia di appartamenti a danno degli alberghi.

Ma concretamente quali potrebbero essere le idee innovative necessarie per la futura ripresa.
L’esperienza dello smart working potrebbe incentivare il ruolo di Firenze come luogo ideale dove passare un periodo della propria vita lavorando. Ovviamente vanno creati quei servizi e offerti quegli incentivi che consentano di promuovere questa opportunità.Va poi frammentata l’offerta turistica rivolgendosi ad una pluralità di soggetti che per curiosità e interessi specifici desiderano visitare Firenze e il territorio circostante implementando in tal modo un turismo di qualità e meno quello dei grandi numeri. E’ un problema di comunicazione ma soprattutto di immagine perché solo una città governata per renderla luogo “civile” può attrarre un pubblico attento e qualificato. 
 
     
 
 
 

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