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” Viva la Terra Santa e chi ci va, ma soprattutto chi ritorna qua”.1879 il viaggio di Carlo Martelli e della carovana fiorentina in Terra Santa e una sconosciuta raccolta di matrici tipografiche.

la terrasanta a Firenze - Amici Davanzati Martelli

di Francesca Fiorelli Malesci

L’Oltremare e la letteratura, un legame conosciuto, e noto spazio letterario -la Terra Santa di Chateaubriand, l’Egitto di Flaubert o l’Oriente di Lamartine e Gérard de Nerval- ma anche oggetto di tanti libri di viaggio fra cui i diari che spesso hanno avuto minor diffusione rimanendo negli archivi e nelle biblioteche private.

Proprio un diario è stato l’inizio del mio studio sulla famiglia Martelli e la Terra Santa nell’Ottocento, la lettura dei due libriccini manoscritti, oggi nel fondo Martelli in Archivio di Stato, dove è riportato l’intero viaggio di Carlo e della “carovana” di fiorentini in Africa. La carovana, associata a quel Comitato italiano per i pellegrinaggi presieduto da Niccolò Martelli, parte da Livorno il 26 di agosto 1879 e rientra in Italia il 24 ottobre, toccherà Alessandria d’Egitto e il Cairo, Porto Said, Giaffa, sul cui convento dei francescani sventolava la bandiera di Terra Santa, fino a raggiungere le agognate mete dei luoghi santi: Gerusalemme, Betlemme, la piana del Giordano, Emmaus e il Mar Morto, il lago di Tiberiade, Nazaret, Caifa, San Giovanni d’Acri e, alla conclusione, Beirut e Damasco.

Il diario, accompagnato da alcuni schizzi, costituisce un esempio vivace e brillante dell’esperienza del giovane fiorentino. Carlo, infatti, è un tipico esponente di quelle famiglie che, seppur fortemente ancorate al territorio in cui sviluppavano affari, alleanze e legami politici, nell’attitudine cosmopolita e curiosa radicavano da secoli la loro natura internazionale. Figlio di Alessandro e Marianna Velluti Zati, Carlo (1850-1945) è centrale nella storia della famiglia nel periodo a cavallo fra Otto e Novecento. Sarà infatti lui che delineerà, dopo la morte dei due figli maschi, la fine della lunga vicenda storica dei Martelli fiorentini che tanta importanza aveva avuto nell’intrecciare la sua con la storia della città. Genitore, con Annetta Guicciardini, dell’ultima generazione dei Martelli -Roberto (1884-1906), Paola (1886-1963), Federico (1888-1891), Caterina (1895-1976) e Francesca (1890-1986)- Carlo è la personificazione del patrizio fiorentino di quegli anni.

Il ritrovamento di questo Diario di viaggio mi ha consentito di aprire uno spaccato sulla conoscenza dell’ambiente culturale, oltreché scientifico e religioso, di questa classe colta che, nella seconda metà dell’Ottocento a Firenze, con motivazioni complesse e varie, si recava in viaggio nei paesi del nord Africa e in Palestina. Nella seconda metà del XIX secolo, la regione africana era divenuta infatti un importante nodo nella rete del commercio internazionale, anche perché costituiva l’accesso privilegiato a tutto il Medio Oriente. Gli occidentali riscoprono, grazie a favorevoli condizioni politiche, la Palestina e basandosi su vecchie mappe attraversano quei territori: Carlo sceglie di partire, dieci anni dopo l’apertura del canale di Suez, avvenuta il 17 novembre 1869, quando il viaggio verso questi paesi e la loro conoscenza andava cambiando. Da quell’anno infatti Thomas Cook aveva iniziato a proporre veri e propri itinerari per turisti ricchi, la valle del Nilo, la Palestina e la Siria; nel 1875 Louis Vuitton produce il primo baule da viaggio e dal 1889 l’Orient express collega Parigi a Costantinopoli.

Ricordo che composta da Verdi in occasione dell’apertura del canale la sera del 24 dicembre 1871 l’Aida andò in scena al Teatro dell’Opera del Cairo e, l’anno successivo, sarà in scena alla Scala. Fra i presenti all’inaugurazione c’è anche il pittore fiorentino Stefano Ussi che da pittore orientalista illustra, con dei magnifici disegni, il volume di Edmondo De Amicis, altro fiorentino, il volume Marocco.

L’attenzione dei fiorentini alla Terra Santa ha una storia che risale alle origini, nel 1099 Pazzino de’ Pazzi, dopo l’assedio a Gerusalemme, pose il vessillo crociato sulle mura della città espugnata e ricevette da Goffredo di Buglione le tre “schegge del Santo Sepolcro” che riportò nel palazzo di famiglia al suo rientro in patria e che, dalla fine del Settecento, sono conservate in un prezioso reliquiario in argento nella chiesa dei Santi Apostoli: il Portafuoco che accende lo scoppio del carro la mattina di Pasqua nella piazza della cattedrale a Firenze. Come non ricordare l’origine di tutto questo nell’invio da parte di Elena, la madre dell’imperatore Costantino, delle schegge della Santa Croce, da Gerusalemme a Roma. E l’avvio così, in un tragitto al contrario da Roma, e da tutto l’Occidente cristiano, dell’ininterrotto transito di pellegrini verso Gerusalemme e i luoghi santi.

Numerosi gli studi sui viaggi in Terra Santa e la documentazione presente in città, soprattutto prima e durante il Rinascimento. A questo proposito è molto ampia la bibliografia sui viaggi in Nord Africa compiuti nei secoli XIV e XV, partenze di cittadini delle città toscane, spesso per mare da Venezia, sia per scopi devozionali che diplomatici e mercantili, e i molti diari che ne narrano le vicende: ricordo, fra i tanti, il Libro d’Oltremare di Niccolò da Poggibonsi, pellegrino tra il 1346 e il 1350, e quello di Lionardo Frescobaldi compiuto nel 1384, nonché il celeberrimo Codice Rustici compilato, nel 1441, dall’orafo fiorentino Marco di Bartolomeo Rustici. L’unicità di questo codice -un immaginario percorso simbolico per raggiungere la chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme- è l’aver raffigurato Firenze, “nuova Gerusalemme”, attraverso i suoi monumenti. Nel codice si susseguono numerosi disegni a colori che raffigurano, a volo d’uccello, la città, le chiese i conventi e monasteri all’interno del tessuto urbano della prima metà del XV secolo.

Lionardo Frescobaldi, che nel 1384 si reca in Egitto per conto di Carlo III d’Angiò Durazzo, re di Napoli, con l’incarico di esaminare i luoghi in vista di una nuova crociata, tornato dopo un anno a Firenze pose mano alla stesura dei suoi ricordi. Nel resoconto di pellegrinaggio molte sono le notazioni di costume e proprio a questa tradizione, più che alle recenti spedizioni napoleoniche, si deve, a mio avviso, la presenza fiorentina in Nord Africa.

L’ampia letteratura odeporica ottocentesca, che abbiamo visto accompagna la diaristica, di cui il Diario manoscritto di Carlo è un esempio, raggiunge sulla Palestina numeri imponenti (si parla di 5.000 titoli in Europa), fra questi Una visita ai Luoghi Santi. Lettere e appunti, edito a Modena nel 1881, e scritto dal canonico Vittorio Del Corona, uno dei compagni di viaggio di Carlo.

Proprio da questa occasione emerge una parte del patrimonio Martelli, fino ad oggi sconosciuta, e il ruolo della famiglia in una impresa editoriale legata ai luoghi santi. Il fondo, composto da 193 matrici tipografiche (173 metalliche e 20 xilografiche) raffiguranti luoghi e personaggi di Terra Santa, è rimasto per decenni dimenticato negli anfratti del palazzo. Cosa si nascondesse dentro quegli involucri e quale fosse stato l’utilizzo delle matrici, inaspettatamente all’interno di un palazzo nobiliare, è stato l’oggetto dello studio di Mariagrazia Intartaglia e del volumetto che è stato recentemente pubblicato per i tipi di Mandragora: la Terra Santa a Firenze. Le matrici del museo di Casa Martelli.

Tornando alla fortuna europea dei viaggi verso i luoghi santi, nel 1875 a Parigi escono il periodico «La Terre Sainte» e «Le Pélerin» e, negli stessi anni, in lingua inglese si pubblica «The Mediterranean. A tourist paper for the South Europe and the North Africa», e nel 1869, a Firenze, era nato il Comitato italiano per le carovane in Palestina con organo di stampa «Il Pellegrino in Terra Santa», edito (1870-1874) dalla società tipografica e libraria “All’Insegna di Sant’Antonino” fondata dal canonico Vittorio Del Corona. Il nucleo fiorentino suggerisce quindi un focus sulla realtà di redazione e illustrazione dei periodici e delle guide popolari, la raccolta Martelli invita inoltre ad esplorare la circolazione di quelle immagini che, nel XIX secolo, erano destinate ad essere stampate e riproposte su volumi, periodici e fogli volanti, oltre al necessario approfondimento sulle tecniche calcografiche (matrici, clichés in metallo, duplicazioni galvaniche, fotoincisione…). Le tipografie fiorentine, i periodici «Il Pellegrino» e «La Terra Santa», e il loro legame con la famiglia, sono all’origine dello studio di questa raccolta che va ad arricchire l’infinito patrimonio di meraviglie nascoste a cui i musei fiorentini ci hanno abituato.

Per capire il contesto in cui la raccolta Martelli si è formata, è necessario quindi tornare alla seconda metà dell’Ottocento e alla storia del clero fiorentino e di alcuni membri della famiglia. Figura centrale è infatti Vittorio Del Corona che in veste di canonico della Chiesa fiorentina, con la passione per l’editoria, fonda una Tipografia Ecclesiastica e, con il sostegno dell’arcivescovo in carica, funge da segretario e promotore del Comitato italiano per i pellegrinaggi, antesignano di un moderno tour operator, e del suo bollettino. L’impresa, che vede coinvolti molti membri di famiglie nobili italiane -presidente pro tempore il marchese Paris Maria Salvago, membro del parlamento del Regno d’Italia- annovera fra i massimi componenti proprio Niccolò Martelli, fratello maggiore di Carlo.

Anima del periodico, direttore ed editorialista, Niccolò è spesso presente sulle pagine, illustrate da incisioni di cui sono testimonianza le 193 matrici nel palazzo, con lunghi articoli storico-artistici, dal tono colto e puntuale.

Venendo all’attività tipografico-editoriale la sede più importante, con i Martelli dal 1876 protagonisti, sembra essere proprio Firenze, dove si stampavano i periodici e si effettuava il coordinamento di tutte le iniziative. Con Milano e Torino, la città toscana è, nel XIX secolo, uno dei centri dell’editoria ma, se molto si è indagato sull’attività apicale, poco si sa di quella più marginale, dedita ad una stampa periodica popolare. Al contempo emergono notizie sui contatti fra librai ed editori, italiani e stranieri, e sulla circolazione delle produzioni calcografiche in ambito europeo. Uno dei punti di attenzione per definire il ruolo della famiglia, e quindi la provenienza delle lastre, come più ampiamente evidenzia Intartaglia, è stata proprio la Tipografia Cooperativa. Dotata di 3 macchine e 1 torchio, impiega numerosi operai (22) e la sua attività documentata inizia nel 1872 per concludersi nel 1915/17. Nel 1881 pubblica il Catalogo della R. Galleria degli Uffizi sulla cui legatura, in brossura, troneggia l’emblema della Tipografia con le lettere “T e C” intrecciate. Unitamente ai direttori tipografi, numerosi sono coloro che si alternano nella responsabilità del periodico La Terra Santa: e in questo vivace contesto è facile immaginare le matrici migrare da un luogo ad un altro. È Odoardo Boni, un contemporaneo, a narrare storie ed aneddoti dell’ambiente tipografico fiorentino e dei suoi protagonisti: i Tofani, i Landi e i più noti Felice Le Monnier e Pietro Barbèra. Sarà proprio il giovane Boni, fra il 1877 e il ‘79, reduce da un apprendistato alla Barbèra, ad entrare alla Tipografia Cooperativa dove già lavorava Icilio Tofani, ultimo dell’illustre famiglia di tipografi.

Le matrici calcografiche, non considerate opere “da collezione” (ricordiamo le fusioni avvenute durante l’occupazione francese a Roma), venivano conservate in tipografia per tirature successive e quindi per il mercato. La dispersione di questo patrimonio, che solo negli ultimi anni si è cercato di arrestare attraverso la ricerca e la messa in sicurezza di archivi e materiali tipografici, produce la perdita di un segmento vivo della storia economica, culturale e politica di questo paese e di molti altri in Europa.

Concludendo, il lavoro di Intartaglia, corredato anche da materiali consultabili on-line, vuole suggerire, in un campo scarsamente esplorato, interrogativi e confronti con altre collezioni e realtà di studio. A fronte dell’imponente numero di pellegrini infatti, che con i Comitati viaggiava verso i luoghi santi nel tardo Ottocento, modestissima è la bibliografia, a questo la ricerca odierna ha contribuito ricostruendo l’ambiente e il percorso compiuto dalle matrici e da quel foglio, «La Terra Santa», che dopo più di un secolo ha mostrato il reale coinvolgimento dei “devoti” Martelli di cui, oggi, le duecento matrici costituiscono l’eredità più preziosa.

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